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	<title>Esserincomunicazione &#187; interviste</title>
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		<title>Quanto è moderna Donna Moderna?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 19:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicole Colombo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anna Maria Matteo]]></category>
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		<description><![CDATA[ Ad una settimana dalla giornata del web@lfemminile, abbiamo incontrato la dott.ssa  Anna Maria Matteo, direttrice marketing di Donna Moderna. Anna nell’intervista ci ha raccontato la sua idea sul social media e brand editoriali, presentandoci il caso di successo da lei seguito donnamoderna.com.
 
Due parole di presentazione per gli ometti. Cose’è Donna Moderna?
A questa domanda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1264" src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/04/Donna-Moderna-FB.jpg" alt="Donna Moderna " width="200" height="260" /> Ad una settimana dalla giornata del web@lfemminile, abbiamo incontrato la dott.ssa  Anna Maria Matteo, direttrice marketing di Donna Moderna. Anna nell’intervista ci ha raccontato la sua idea sul social media e brand editoriali, presentandoci il caso di successo da lei seguito <a href="www.donnamoderna.com">donnamoderna.com</a>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Due parole di presentazione per gli ometti. Cose’è Donna Moderna?</strong></p>
<p>A questa domanda mi piace rispondere dicendo che Donna Moderna è la taglia 46. Con questo intendo dire che ci rivolgiamo alle donne normali. Donne che vivono una vita piena tra lavoro e famiglia, che sono interessate alla moda accessibile, al mantenersi belle e in forma, sempre nella loro normalità. Il target della rivista sono le donne tra i 25 e i 45 anni, target che si vorrebbe raggiungere anche online.<span id="more-1263"></span></p>
<p><strong>Cosa ha spinto un marchio come Donna Moderna a sbarcare nella rete?</strong></p>
<p>Il web sta prendendo il sopravvento su tutto il mondo della comunicazione, editoria compresa. Il nostro settore più di altri sta crollando e per questo bisogna affrontare la situazione in modo consapevole. In questo momento internet e i social media sono la nuova frontiera da esplorare e usare. I social media sono un’esperienza da vivere positivamente, come uno scambio di valore. La presenza massiccia sul web permette di raggiungere un target molto più ampio e proporre esperienze diverse, dal punto di vista multimediale, dell’interazione e della comunicazione.</p>
<p>Mi piace mostrare questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mUjO1MnI6LI">video</a>, un messaggio creato da Agenzia 77 che mostra le potenzialità del web 2.0. Questo filmato illustra molto bene com’è cambiato il mondo grazie al web e in quale direzione stia andando la comunicazione.</p>
<p><strong>Nello specifico, quali sono state le azioni di Donna Moderna sulla rete?</strong></p>
<p>Donna Moderna ha deciso di raggiungere anche le donne in rete, aprendo un sito molto ricco di contenuti. La parte più interessante è l’attività di blogging. Donna moderna.com è anche un aggregatore di blog di diversi temi e argomenti. Sono state interpellate le responsabili e le redattrici di alcuni blog ed è stato chiesto loro di collaborare, in due modi. Innanzitutto, scrivere alcuni articoli da pubblicare su donnamoderna.com, firmandoli e indicando il proprio sito o blog, in cambio mostrare il link al sito donnamoderna.com sul proprio sito e blog.</p>
<p>Non abbiamo paura di collaborare con altre realtà virtuali che trattano vari argomenti femminili attuali, dalla mamma lavoratrice, alla fashion victim, all’amante della lettura o alla salutista. Il sito è aperto e collaborativo, in tipico stile 2.0. È ricco di collegamenti esterni e conta numerosi da altri siti che lo raggiungono, con temi sempre coerenti con il target e la mission.</p>
<p><strong>E il passaggio su Facebook? Quali azioni di supporto sono state fatte per lanciare la pagina? Com’è gestita la pagina?</strong></p>
<p>L’idea di sbarcare su Facebook nasce dalla necessità di incontrare le donne dove si ritrovano. La <a href="http://www.facebook.com/profile.php?ref=name&amp;id=1563768766#!/DonnaModerna?ref=ts">pagina su Facebook</a> ora ha un buon successo, con più di 75.000 fan in meno di un anno di vita. Per quanto riguarda l’ambito delle riviste su Facebook, la nostra pagina è la prima in Italia e la quarta al mondo per numero di fan.</p>
<p>L’avvio della pagina è stato supportato da azioni di marketing , come le inserzioni a pagamento che appaiono sulla colonna destra delle pagine del social network. I contenuti pubblicati su Facebook non sono tutti quelli che appaiono sul sito. Sono solo una selezione ritenuta ideale per le dinamiche di condivisione tipiche di Facebook. Ad esempio su questa pagina si promuove l’idea di Mondadori di regalare libri alle lettrici che s’impegneranno a preparane una recensione.</p>
<p><strong>Dov’è il segreto di questo successo?</strong></p>
<p>La forza delle donne moderne online è il passaparola tra le lettrici. La community è vissuta in modo profondo, basato sulla confidenza e la solidarietà femminile. Non è insolito che le donne si incontrano in rete grazie a Donna Moderna e stringono amicizie vere e sincere anche se solo virtuali.</p>
<p><strong>Quindi Donna Moderna è veramente moderna, sta al passo coi tempi di internet! Usate altri strumenti web 2.0?</strong></p>
<p>L’attenzione di Donna Moderna ai nuovi strumenti 2.0 è manifestata non solo dalla presenza su Facebook, ma anche dalla creazione di alcuni angoli dedicati ai tweet di personaggi famosi, che trattano degli argomenti che interessano le lettrici.</p>
<p>Twitter è uno strumento di microblogging ancora poco diffuso in Italia, ma che rappresenta sicuramente il futuro della comunicazione. Per questo stuzzichiamo le lettrici di donnamoderna.com con i tweet di personaggi conosciuti italiani e internazionali: in questo modo le utenti entrano in contatto con i “vip” e imparano ad usare questo nuovo strumento.</p>
<p><strong>Grazie Anna Maria </strong>e a presto per scoprire le tue novità online!</p>
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		<title>PUBBLICITA&#8217; ON LINE: INTERVISTA A NICOLA GRECO.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sangiorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
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		<category><![CDATA[2.0]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicola Greco]]></category>
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		<description><![CDATA[Continua  il nostro viaggio fra i riferimenti della comunicazione in Italia. E questa volta incontriamo un &#8220;nativo digitale&#8221; che negli ultimi mesi ha fatto parlare di se.
Nicola Greco, developer, 16 anni, che ha aperto il Venice Session del 20 ottobre, progetto di Telecom Italia e Nova 24.

Dopo di lui sono intervenuti megaesperti della comunicazione, ragionando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1058" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1058" title="Nicola Greco" src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/11/nicola1-300x226.jpg" alt="Nicola Greco" width="300" height="226" /><p class="wp-caption-text">Nicola Greco</p></div>
<p>Continua  il nostro viaggio fra i riferimenti della comunicazione in Italia. E questa volta incontriamo un &#8220;nativo digitale&#8221; che negli ultimi mesi ha fatto parlare di se.</p>
<p>Nicola Greco, developer, 16 anni, che ha aperto il <a href="http://venicesessions.it/">Venice Session </a>del 20 ottobre, progetto di Telecom Italia e Nova 24.</p>
<p><span id="more-1059"></span></p>
<p>Dopo di lui sono intervenuti megaesperti della comunicazione, ragionando sul futuro dei media nell’era digitale: <strong> Martin Sorrell</strong>, <strong>CEO della WPP</strong>, <strong>Giuseppe Vita</strong>, <strong>Presidente di Axel Sprinter</strong>, <strong>David Weinberger</strong> dell’<strong>Harvard Berkman Center</strong> e molti altri.</p>
<p>Il nostro interesse va a Nicola per il suo intervento e ovviamente anche per la sua età, e perché da anni ci sta profondamente a cuore il tema della formazione dei più giovani.</p>
<p>Diversi sono i progetti che abbiamo seguito come Hagam, costruendoli insieme a i giovani, esplorando i diversi media.</p>
<p>Ma Nicola è da subito molto franco con noi: preferisce parlare del valore delle sue idee e dei suoi progetti per il valore oggettivo che hanno e non perché di un giovane di 16 anni. E come dargli torto? E allora partiamo proprio da qui.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ciao Nicola Sappiamo che stai lavorando ad un progetto tutto tuo. Ci vuoi raccontare di cosa si tratta?</strong></p>
<p>Sì, sto lavorando a un nuovo modello pubblicitario, che consiste in un nuovo format, ossia l&#8217;apparenza e la funzionalità della pubblicità e con un nuovo sistema che non si basa ne su payperclick e ne su impressions. Un&#8217;idea di pubblicità che nasce osservando come le persone utilizzano internet oggi, quindi puntando alla potenzialità virale e quindi di condivisione nei social network, rompendo quindi gli schemi classici della pubblicità &#8220;company to consumer&#8221;. Inoltre sto portando a termine alcuni progetti che tracciano le discussioni che un contenuto genera in rete, in particolar modo su twitter: Twittami &#8211; http://twittami.com<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dal tuo punto di vista quali sono i limiti della pubblicità tradizionale e quale invece il valore aggiunto della pubblicità sul web? </strong></p>
<p>Il valore aggiunto della pubblicità sul web è che è a portata di click ed è molto più mirata. Il valore aggiunto del mio modello pubblicitario è che la pubblicità può essere condivisa, e non solo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le ricerche ci dicono che l’Italia digitale sta crescendo ma che siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi (UK in testa). Io ti ribalto la domanda: come chi lavora sul web in Italia può attrarre investimenti pubblicitari?</strong></p>
<p>Non ti rispondo, perché è il mio modello pubblicitario a rispondere a questa domanda. Io offro uno strumento potenzialmente virale e mirato. Non credo comunque che si può vivere solo di advertising.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Secondo te chi ha già un&#8217;azienda come dovrebbe muoversi su internet?</strong></p>
<p>Muoversi su internet vuol dire tante cose. Muoversi su internet potrebbe essere vendere i prodotti in rete, avere un blog dove aggiornare i propri clienti, creare una comunità, o partecipare nei social network. Sono molte le cose che un azienda può fare su internet per promuovere i propri prodotti. Molte sono le aziende che provano, poche sono quelle che ci riescono. Per avere successo bisogna sperimentare qualcosa di non-convenzionale, e bisogna capire che non ci si può comportare sempre allo stesso modo su internet. Come dicevo al VeniceSessions, in un social network un&#8217;azienda non si può muovere in modo invasivo dato l&#8217;ambiente caldo e poco formale; questi sono fatti di persone e il clima è completamente diverso. Internet è un mondo molto critico, essere criticati su internet per come ci si comporta è poi la cosa peggiore per la propria reputazione online.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le competenze che hai acquisito sono dovute alla formazione scolastica o a un percorso tuo?</strong></p>
<p>A scuola studio matematica, scienze e latino, non strategie pubblicitarie non-convenzionali o linguaggi di programmazione e sviluppo web. Si è un percorso mio, dove i miei insegnanti sono state tutte le persone che ho conosciuto, lo scambio di idee e internet stesso.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa può fare la scuola e il mondo formativo in genere per elaborare percorsi di acquisizione di competenze in linea con i mutamenti tecnologici?</strong></p>
<p>La scuola ti forma e ti da le basi per poi fare altri studi e approfondimenti. I mutamenti tecnologici sono continui sarebbe troppo difficile starci dietro. I corsi di formazione o gli eventi, i barcamp e internet stesso, in questo campo sono in certi case le scuole migliori.
<p>Grazie Nicola: allora non resta che farti gli auguri per i tuoi progetti.</p>
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		<title>I social media offrono potere e responsabilità. Parola di Luca Conti</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 10:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Marzetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Continua il viaggio tra le menti illustri del panorama della comunicazione italiana. L&#8217;appuntamento di oggi è con Luca Conti, uno dei più noti blogger italiani oltre che autore di molti libri tra cui l&#8217;ultimo dedicato a come fare marketing attraverso il social network Facebook.
Luca ha una vastissima esperienza nell&#8217;ambito della comunicazione online e dei social [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/09/2336961271_2e8095e3a0.jpg" alt="2336961271_2e8095e3a0" title="2336961271_2e8095e3a0" width="500" height="417" class="aligncenter size-full wp-image-911" /></p>
<p>Continua il viaggio tra le menti illustri del panorama della comunicazione italiana. L&#8217;appuntamento di oggi è con <a href="http://pandemia.info/">Luca Conti</a>, uno dei più noti blogger italiani oltre che autore di molti libri tra cui l&#8217;ultimo dedicato a come <a href="http://libro.facebook-marketing.it ">fare marketing attraverso il social network Facebook</a>.<br />
Luca ha una vastissima esperienza nell&#8217;ambito della comunicazione online e dei social media, è un attento osservatore dei trend e delle nuove opportunità che il mondo digitale offre al privato, alle aziende e al no profit. In questo momento è consulente di Liquida, lavora per Il Sole 24 Ore e insegna presso alcune facoltà italiane.<br />
Queste sue peculiarità ci permettono di affrontare un tema particolarmente caldo in questo periodo in Italia ovvero <strong>quello dell&#8217;informazione e della condivisione di contenuti dal basso</strong>, cosa che si sta dimostrando, giorno per giorno, non solo una realtà,  ma una fonte informativa autorevole anche per i media tradizionali.</p>
<p><span id="more-909"></span></p>
<p><strong>Luca, manca qualcosa di te nella mini presentazione qua sopra?</strong></p>
<blockquote><p>Lavoro anche per Vanksen, azienda con sede in Lussemburgo che attraverso la community di <a href="http://www.buzzparadise.com/">BuzzParadise</a> mette in contatto blogger e aziende.</p></blockquote>
<p><strong>Sei particolarmente conosciuto con il nome del tuo blog più famoso, ovvero Pandemia. La domanda calza a pennello: Facebook è una pandemia sociale ?</strong></p>
<blockquote><p>Lo è, considerando che in Italia abbiamo da tempo superato <strong>10 milioni di utenti attivi </strong>e nel mondo<strong> i &#8220;contagiati&#8221; sono oltre 300 milioni</strong>. Non credo esista un simile fenomeno web nella storia che si possa comparare a Facebook oggi.</p></blockquote>
<p><strong>Sul tuo blog è comparso un post inerente la diffusione dei social media nel mondo. Al di là dei numeri, quale novità ti ha colpito di più e perchè? </strong></p>
<blockquote><p>Mi ha impressionato la quantità di persone che si incontra oggi online, si frequenta ed arriva a sposarsi. Segno di come Internet sia ormai diventato parte integrante della quotidianità della gestione delle relazioni personali.</p></blockquote>
<p><strong><a href="http://www.esserincomunicazione.it/index.php/2009/08/quando-la-rete-abbatte-le-distanze/">Rania di Giordania twitta regolarmente</a>. <a href="http://www.esserincomunicazione.it/index.php/2009/09/say-you-say-me-saynow/">SayNow ti permette di ascoltare dei tweets vocali</a> anche di personaggi famosi. Ogni giorno nascono social network sui più diversi argomenti e si sviluppano piattaforme per costruirsi da soli il proprio social&#8230; e poi? Cosa pensi succeda ora e cosa ti auguri succeda e perchè?</strong></p>
<blockquote><p>Il prossimo passo, probabilmente, sarà l’integrazione dei social network con la mobilità e soprattutto i servizi legati alla nostra posizione sul territorio. Oggi possiamo vedere quando un nostro amico è online e attivare, per esempio, una chat. Domani, ma già oggi con alcuni servizi avanzati ancora poco utilizzati, potrò vedere chi dei miei amici è vicino a me e incontrarlo di persona.</p></blockquote>
<p><strong>Tanta diffusione e tanti registrati sui social network, Facebook in primis, significano tramutare i social in un target particolarmente appetibile per le donne e gli uomini di marketing. Ma i social network non sono come gli altri mezzi di comunicazione di massa, anche se si indicano con la parola <em>Social Media</em>.<br />
Quali sono le peculiarità di questi mezzi rispetto ai media “tradizionali”?</strong></p>
<blockquote><p>Sono media personali, usati per scambiare messaggi tra persone. Il marketing può entrare in questa relazione, non come una interruzioni pubblicitaria, ma come <strong>un servizio di supporto e di contenuto, che offre un valore</strong>. Se c’è valore, il consumatore non è annoiato e può accettare il messaggio di una azienda. Il segreto è tutto qua, anche se non è affatto banale tradurlo operativamente.</p></blockquote>
<p><strong>Bene. Siamo un&#8217;azienda che si rivolge a te come consulente e ti chiede di voler intraprendere una strategia di comunicazione attraverso Facebook. Con quale atteggiamento l&#8217;azienda si dovrebbe presentare a te, ovvero quale è l&#8217;approccio giusto verso Facebook o il mondo della comunicazione “sociale”?</strong></p>
<blockquote><p>Essere consapevoli che gli strumenti spesso sono gratuiti, ma <strong>richiedono investimenti in termini di tempo e di energia</strong>. Più in generale l’azienda deve essere convinta che <strong>perdere un pò il controllo del suo messaggio può giovare alla comunicazione in questi spazi</strong>. Si rischia, si sbaglia, si impara. Non ci sono altre scorciatoie.</p></blockquote>
<p><strong><br />
Puoi darci qualche case history di aziende che hanno capito come usare i social media e spiegarci il perchè?</strong></p>
<blockquote><p>Ne cito solo uno, emblematico. <a href="http://www.kodak.com/eknec/PageQuerier.jhtml?pq-path=2/6868&#038;pq-locale=it_IT">Kodak </a>è una azienda che, con l’avvento del digitale, ha rischiato l’estinzione, pur avendo inventato la fotografia digitale negli anni ’70. Grazie anche ai social media si è reinventata e oggi <strong>beneficia molto di blog, Facebook e Twitter</strong> per raccontare questa rivoluzione. Il capo del marketing di Kodak ha un account su Twitter, discute con i blogger, partecipa alle conversazioni e impara insieme al suo team. Un esempio da seguire. Sul sito di Kodak c’è anche un volumetto in PDf con qualche consiglio sull’uso dei social media, dall’esperienza dell’azienda.</p></blockquote>
<p><strong>Dato che scrivi sul Sole 24 ore e che ti occupi di informazione, diciamo, non convenzionale: pensi che l&#8217;Italia sia ancora un Paese in cui c&#8217;è libertà di stampa ? </strong></p>
<blockquote><p>Secondo me c’è. Potremmo ambire a maggiore libertà, da paese sviluppato quale siamo, ma non mi lamenterei troppo. Il problema sta nell’autocensura di molti giornalisti, purtroppo, e in un lettore pigro e disattento. Tra tv, Internet, radio e giornali credo il pluralismo esista eccome.</p></blockquote>
<p><strong>Se ti dico: hanno approvato un legge che tappa la bocca ai blogger, oltre a pensare di essere in Corea del Nord, cosa ti viene in mente?</strong></p>
<blockquote><p>
Mi viene in mente che qualsiasi legge venga approvata, su queste basi sarà inapplicabile e quindi inoffensiva. Il nostro tessuto democratico ha comunque anticorpi sufficienti a contrastare spinte simili. <strong>Combatterei l’ignoranza piuttosto, del legislatore, del lettore e anche del navigatore italiano</strong>.</p></blockquote>
<p><strong>Liquida (per la quale sappiamo lavori), BlogMagazine, Google Flip, Technorati&#8230; sono alcuni nomi di servizi web per sfogliare l&#8217;informazione – prodotta dal basso o da editori conosciuti &#8211;  in maniera diversa e creando percorsi personali di fruizione- L&#8217;editoria italiana si è però arrabbiata, con Google per ora, perchè il loro lavoro perde di valore mentre Google ottiene carrettate di pubblicità e visibilità per le sue AdSense. A tuo parere cosa accadrà da adesso in poi all&#8217;informazione? Come le persone la fruiranno?</strong></p>
<blockquote><p>Ci sarà un ribilanciamento, con meno potere della carta, a vantaggio del web, ma rischia di diventare <strong>una guerra tra poveri se non si argina la tv</strong>, che in questa crisi <strong>ha aumentato il suo potere pubblicitario</strong>, paradossalmente. La tv manterrà il suo dominio in Italia, anche per le news, e <strong>non vedo cambiamenti epocali</strong> in arrivo purtroppo, <strong>cosa ben diversa da cosa sta succedendo in Usa e in parte dell’Europa</strong>.</p></blockquote>
<p><strong><br />
Sappiamo che sei “verde” e non di rabbia. Ambiente e social media, piuttosto che “Causes” in senso lato e social media. Possono essere un binomio vincente?</strong></p>
<blockquote><p>Lo penso da tempi non sospetti. I media dal basso offrono grandi poteri e grandi responsabilità a chi fa informazione alternativa e propone modelli di sviluppo diversi. Oggi certi messaggi circolano di più perché le persone hanno megafoni più potenti per comunicare. Non sono al livello dei giornali e della tv, ma stanno crescendo e sono fiducioso che continueranno a crescere, se ben usati, anche nei prossimi anni.</p></blockquote>
<p><strong>Come possono usare  i social media, o Facebook in particolare, le realtà no profit e riuscire a stare al passo con realtà che hanno molti più soldi?</strong></p>
<blockquote><p>Con la creatività e soprattutto<strong> offrendo profonde motivazioni ai propri membri</strong> per diventare, ognuno nel piccolo della propria rete sociale, <strong>una voce della realtà no profit.</strong> Se vogliamo diffondere un messaggio sociale, oggi non dobbiamo più telefonare o parlare di persona a chi vogliamo raggiungere, ma con i social media e i social network parliamo ad una rete estesa che arriva <strong>fino a tutti i navigatori, attraverso i motori di ricerca</strong>. Esserne consapevoli, dare più importanza alle conversazioni ricche di contenuto, è il primo passo per invertire la tendenza e dare più peso alle reali notizie.</p></blockquote>
<p><strong>Grazie Luca e a presto!</strong></p>
<blockquote><p>Grazie a voi :-) </p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>HUMAN SATISFACTION: INTERVISTA A Marzio Bonferroni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sangiorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia con questo primo contributo il nostro viaggio fra le eccellenze della comunicazione in Italia. Il primo incontro è con Marzio Bonferroni. Marzio è Fondatore e Presidente di Uni.One – Architetture di comunicazione -  Società consulenziale e operativa di recente costituzione ed é stato indicato nel campo dell’advertising, come… “l’attentatore culturale”: la pubblicità è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_902" class="wp-caption alignleft" style="width: 147px"><img src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/09/nuovac1.jpg" alt="Marzio Bonferroni" title="Marzio Bonferroni" width="137" height="185" class="size-full wp-image-902" /><p class="wp-caption-text">Marzio Bonferroni</p></div><br />
Comincia con questo primo contributo il nostro viaggio fra le eccellenze della comunicazione in Italia. Il primo incontro è con <a href="http://www.unione-adc.it/soci.html">Marzio Bonferroni</a>. Marzio è Fondatore e Presidente di <strong>Uni.One – Architetture di comunicazione -</strong>  Società consulenziale e operativa di recente costituzione ed é stato indicato nel campo dell’advertising, come… “<strong>l’attentatore culturale</strong>”: la pubblicità è sempre necessaria nei programmi delle imprese, ma oggi non più sufficiente, <strong>in quanto “monologo”</strong>, a generare una reale e misurabile comunicazione a due vie. <strong>Il suo nuovo metodo multidisciplinare è stato definito Multicreatività</strong> ed è l&#8217;applicazione, come vedremo, di quella che Marzio ha definito &#8220;<strong>Human Satisfaction</strong>&#8220;.<span id="more-888"></span></p>
<p>Abbiamo riscontrato una vicinanza negli approcci e in particolar modo <strong>nella centralità della relazione umana</strong> &#8211; tra agenzia e cliente, tra cliente e consumatori &#8211; come filo conduttore per ogni progetto di comunicazione.<br />
<strong>E la vicinanza nel pensiero è divenuta vicinanza personale con questa intervista.</strong></p>
<p><strong>Qual è lo stato di salute della pubblicità in Italia?</strong></p>
<blockquote><p>Non solo a mio avviso, pessima.<br />
Molte imprese e molti pubblicitari <strong>non si sono resi conto che la pubblicità è obsoleta</strong> e non più efficace, in quanto – monologo – mentre tantissimi indicatori e anche il buon senso dicono che il pubblico, soprattutto nelle fasce emergenti, desidera <strong>partecipare, relazionarsi con l’emittente</strong>, entrare in un rapporto di dialogo e non più subire intrusioni e ripetizioni senza contenuti, mirate esclusivamente ad attirare l’attenzione come fine e non come mezzo.
</p></blockquote>
<p><!--more--></p>
<p><strong>In tempi di crisi economica assistiamo ad una reazione abbastanza consolidata: le aziende in sofferenza tagliano i budget della comunicazione. Risposta di buon senso o scarsa lungimiranza?</strong></p>
<blockquote><p><strong>Se tagliano i budget della pubblicità che misurata non dà più risultati, fanno bene.</strong> Se invece tagliano i budget di una vera comunicazione sia interna che esterna, mirata ad accrescere il  valore dei brand e a generare relazione e loyalty,<strong> allora fanno malissimo</strong>, perché sarebbe un pò <strong>come togliere il piede dal pedale dell’acceleratore perché la macchina è in salita</strong>. Proprio perché l’economia é in salita <strong>è necessario investire anche se bisogna intendersi bene sulla differenza fra investimento produttivo e misurabile e inutile spesa.</strong></p></blockquote>
<p><strong>Quale assetto devono darsi le agenzie di comunicazione?</strong></p>
<blockquote><p>Mi fa piacere che le chiami agenzie di comunicazione e non di pubblicità. In ogni caso uno degli elementi errati si può trovare nello stesso significato etimologico della parola – Agenzia – Infatti questa vuol dire – agire per conto di – ovvero di un qualcosa che ho già in borsa e che devo vendere per fare business. Cosa ben diversa è invece porsi in ascolto delle esigenze, con vero spirito consulenziale super-partes, <strong>senza essere costretti a vendere tecniche di proprietà o di specializzazione</strong>. Le Agenzie dovranno in futuro per sopravvivere e svilupparsi, <strong>farsi definitivamente considerare fornitori e non consulenti</strong>, ponendosi al servizio dei progettisti indipendenti, ma solo quando le loro tecniche siano risposte ad esigenze precise e obiettive. Oggi le imprese non sanno più chi ascoltare dato che tutti dicono “investi tutto con me”.</p></blockquote>
<p><strong>Chi lavora in comunicazione può essere portatore di valori?</strong></p>
<blockquote><p>
Certamente si, se consideriamo il termine valore, visto dalla parte del pubblico, come una risposta positiva alla domanda – questo messaggio a cosa mi serve ? – che il pubblico stesso si pone più o meno inconsciamente, anche “grazie” alla crisi, nei confronti dei messaggi.
</p></blockquote>
<p><strong>Che ruolo gioca il web negli scenari attuali della comunicazione?</strong></p>
<blockquote><p><strong>Un ruolo determinante</strong>, dato che rappresenta un grande &#8220;medium&#8221; e in molti casi un vero e proprio  &#8220;mondo di riferimento&#8221; soprattutto per le nuove generazioni che, guarda caso, hanno nel loro dna umano e professionale, molto sviluppato l’elemento della relazione e del dialogo.</p></blockquote>
<p><strong>Il progetto su cui stai lavorando attualmente?</strong></p>
<blockquote><p>
Si chiama &#8220;<strong>Human Satisfaction</strong>&#8221; e ha come obiettivo <strong>l’estensione della ormai restrittiva  &#8220;customer satisfaction&#8221;</strong> che vede obiettivi quasi sempre a breve termine ottenibili dalle leve emozionali, senza considerare determinanti <strong>le aree della razionalità e dell’etica</strong> che sono ben radicate nella psiche e che, se soddisfatte, possono portare sviluppo duraturo ai brand. Dalla human satisfaction, deriva la  &#8220;<strong>multicreatività</strong>&#8221; ovvero il lavoro in team di un gruppo di professionisti nelle diverse aree delle discipline umanistiche oltre che di marketing e comunicazione.<br />
<strong>Il “prodotto” della multicreatività </strong>non sono soltanto i messaggi, come per la pubblicità, ma dei <strong>documenti anche molto complessi di strategia di cui oggi le imprese più attente hanno necessità</strong> e che comprendono anche i concept e i visual per la comunicazione sia interna che esterna, a integrazione di quanto un’impresa ha già in essere.<br />
Per questo preferisco non far vedere messaggi che sono soltanto una parte delle strategie, quando ci sono, dato che <strong>non è detto che sia necessario produrre messaggi per i media per ottenere sviluppo dei brand</strong>, ma invece altre soluzioni per comunicare in termini più relazionali e fidelizzanti a tutti gli stakeholder di riferimento.</p>
<p>Resto a disposizione di chi desidera aprire un dibattito o comunque chiarire uno o più elementi, mentre desidero porgere a tutti saluti cordialissimi</p></blockquote>
<p><strong><em>Un caro saluto a te, Marzio e grazie.</em></strong></p>
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