Continua il viaggio tra le menti illustri del panorama della comunicazione italiana. L’appuntamento di oggi è con Luca Conti, uno dei più noti blogger italiani oltre che autore di molti libri tra cui l’ultimo dedicato a come fare marketing attraverso il social network Facebook.
Luca ha una vastissima esperienza nell’ambito della comunicazione online e dei social media, è un attento osservatore dei trend e delle nuove opportunità che il mondo digitale offre al privato, alle aziende e al no profit. In questo momento è consulente di Liquida, lavora per Il Sole 24 Ore e insegna presso alcune facoltà italiane.
Queste sue peculiarità ci permettono di affrontare un tema particolarmente caldo in questo periodo in Italia ovvero quello dell’informazione e della condivisione di contenuti dal basso, cosa che si sta dimostrando, giorno per giorno, non solo una realtà, ma una fonte informativa autorevole anche per i media tradizionali.
Ecco l’ultima applicazione virale che gira su Facebook. Quanti hanno aperto un biscotto della fortuna in questi giorni sul social più amato dagli italiani?
In questi ultimi mesi si è parlato molto di Facebook per la crescita degli iscritti, il numero di applicazioni utilizzabili, gli studi sul caso e anche per le querelle politico, sociologiche, filosofiche di chi ha esaltato o demonizzato il popolare social network.
I dati sono chiari. L’italia ha superato i 20 milioni di utenti attivi e più della metà hanno un profilo su Facebook. Questo rende il social network non più un caso eclatante, ma una grande opportunità per chi desidera costruire in maniera convenzionale delle nuove relazioni. Uso appositamente il termine convenzionale perchè ritengo che la modalità vista fino ad oggi di comunicare sia stata decisamente non convenzionale.
Bisogna smetterla di avere una posizione difensiva e di resistenza di fronte a ciò che ha grande potenzialità di evoluzione, crescita…Sarà sempre perdente.
Si ha paura di ciò che non si conosce, e ci si difende magari con proclami e condanne: chi con argomentazioni acculturate e “psicosociologismi”, chi con semplici luoghi comuni.
Quel che penso è che la tendenza al sensazionalismo della stampa, gli atteggiamenti di qualche parruccone, insegnante o psicoterapeuta mediatico di turno siano il sintomo di un timore dell’avanzata imponente e ineluttabile della rete, della nuova intelligenza connettiva, e che si utilizzino pertanto le ultime armi a disposizione per mantenere il proprio status di autorità.
Ma non funziona così… Prosegui la lettura…
Quanti leggono le condizioni per l’uso prima di iscriversi ad un socialnetwork? No perché si trovano cose interessanti tipo che, in teoria, su Facebook possono iscriversi solo maggiori di anni 13. Spunti di riflessione per un approccio critico al socialnetworking. Prosegui la lettura…
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