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	<title>Esserincomunicazione &#187; agenzie di comunicazione</title>
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	<description>comunicazione, cultura, società</description>
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		<title>Campagna per le regionali: ecco perché la comunicazione del PD non funziona.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 10:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sangiorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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Ecco ci ci risiamo. Si riapre il balletto elettorale, con l&#8217;inevitabile e divertente corredo comunicativo. E allora sotto con slogan , visual e manifesti sei per tre.
Qualcuno conosce Friendfeed? Fa niente. Un altro socialnetwork, che personalmente preferisco a Fecobook, perché è una community non di amici, ma di pensiero e opinione.
Ecco su Friendfeed Giovanni Boccia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/02/pd_pocheparole_lavoro2992_img.jpg" alt="pd_pocheparole_lavoro2992_img" title="pd_pocheparole_lavoro2992_img" width="400" height="200" class="aligncenter size-full wp-image-1152" /></p>
<p>Ecco ci ci risiamo. Si riapre il balletto elettorale, con l&#8217;inevitabile e divertente corredo comunicativo. E allora sotto con slogan , visual e manifesti sei per tre.</p>
<p>Qualcuno conosce Friendfeed? Fa niente. Un altro socialnetwork, che personalmente preferisco a Fecobook, perché è una <strong>community non di amici, ma di pensiero e opinione</strong>.</p>
<p>Ecco su <a href="http://friendfeed.com/gboccia">Friendfeed</a> Giovanni Boccia, Docente di new media all&#8217;Università &#8220;Carlo Bo&#8221; Urbino, apre un dibattito </a>sulle ragioni per cui la nuova comunicazione del Pd non funziona. Cioè si parte già dal fatto che non funzioni. E intervengo pur&#8217;io, in qualità di&#8230;professionista della comunicazione. Evvai.<span id="more-1151"></span></p>
<p>La maggior parte di quelli che partecipano al dibattito la definiscono “poco incisiva, elitaria, inquietante, angosciante, negativa poco chiara,  remissiva e angosciante, triste, priva di contenuti, confusionaria” , ma qualcuno mette in campo anche giudizi tecnici definendola “graficamente e fotograficamente brutta, sbagliata nel messaggio, fatta con word o power point&#8230;”</p>
<p>Bhé <strong>non vorrei essere nei panni dell&#8217;agenzia che ha prodotto siffatto scempio</strong>.<br />
Ma io, pur suggestionato in prima battuta da cotanti unanimi giudizi, non la penso proprio così.<br />
Il problema ancor più grave non sta nella tecnica, ma nei principi della comunicazione.<br />
La campagna del Pd è sbagliata perché è impossibile comunicare un pensiero quando il pensiero è confuso, <strong>è impossibile comunicare un&#8217;identità, quando manca un&#8217;identità. </strong>Questo vale per un partito come per un&#8217;azienda. A voglia a fare il maieutico.<br />
Il Pd (con  la sua povera agenzia), e la sinistra in generale si confrontano da più di 15 anni con “Mister comunicazione”, chi cioè ha dettato lo stile della comunicazione mediatica e pubblicitaria in Italia, incidendo profondamente sulle rappresentazioni, i codici, il pensiero per immagini di una nazione intera.<br />
<strong>Il confronto quindi è difficilissimo come una partita Albinoleffe vs Real Madrid.</strong><br />
<strong>In questi casi bisogna posizionarsi.</strong> Cioè far qualcosa di diverso, perché è velleitario provare a scimmiottare qualcosa che altri sanno fare meglio di te. C&#8217;ha provato Rutelli, quando era candidato premier qualche anno fa, a buttarla sul sex appeal. Sappiamo come è andata a finire.</p>
<p>Paradossalmente chi l&#8217;ha spuntata è stato proprio Romano Prodi, geneticamente e somaticamente il personaggio più diverso da Berlusconi. Prodi vinse perché aveva il suo antesignano pubblicitario in Giovanni Rana: autentico, antidivo e tortellino.</p>
<p>Nella campagna on-air per le regionali riscontro un tentativo di posizionamento. Nella mente dei creativi ci sarà stato un pensiero tipo:<br />
<em>“Usiamo gente comune al posto del protagonismo di un singolo. Puntiamo ai giovani e al loro linguaggio&#8230;.con fumetti tipo twitter che poi magari la gente li riutilizza in comunicazioni virali. E poi parliamo di problemi veri, tipo disoccupazione, precariato”.</em></p>
<p>Sicuramente interessanti spunti ma c&#8217;é <strong>un altro errore madornale</strong>: se vuoi utilizzare come testiomonial persone comuni, queste persone devono essere VERE! Non modelli che facciano finta di essere veri.<br />
Se vuoi usare lo stile socialnetwork lancia una campagna che premi le migliori twitterate come slogan multisoggetto per la campagna.<br />
Un esempio?<img src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/02/net_16_674_11-150x150.jpg" alt="net_16_674_1" title="net_16_674_1" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1159" /><br />
La ricerca fotografica di Wired secondo me è eccellente: crea curiosità anche rispetto a persone sconosciute ai più, ma la ritrattistica e lo stile le rendono assolutamente interessanti e sono un apripista al valore dei contenuti o delle storie che si portano dietro. </p>
<p>Vabbé allora l&#8217;headline per il PD è già fatto: <strong>&#8220;persone, storie idee che cambiano l&#8217;Italia”.<br />
O se preferite che cambino il PD.</strong></p>
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		<title>HUMAN SATISFACTION: INTERVISTA A Marzio Bonferroni</title>
		<link>http://www.esserincomunicazione.it/index.php/2009/09/hagam-incontra-marzio-bonferroni/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sangiorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[human satisfaction]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[marzio bonferroni]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Comincia con questo primo contributo il nostro viaggio fra le eccellenze della comunicazione in Italia. Il primo incontro è con Marzio Bonferroni. Marzio è Fondatore e Presidente di Uni.One – Architetture di comunicazione -  Società consulenziale e operativa di recente costituzione ed é stato indicato nel campo dell’advertising, come… “l’attentatore culturale”: la pubblicità è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_902" class="wp-caption alignleft" style="width: 147px"><img src="http://www.esserincomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/09/nuovac1.jpg" alt="Marzio Bonferroni" title="Marzio Bonferroni" width="137" height="185" class="size-full wp-image-902" /><p class="wp-caption-text">Marzio Bonferroni</p></div><br />
Comincia con questo primo contributo il nostro viaggio fra le eccellenze della comunicazione in Italia. Il primo incontro è con <a href="http://www.unione-adc.it/soci.html">Marzio Bonferroni</a>. Marzio è Fondatore e Presidente di <strong>Uni.One – Architetture di comunicazione -</strong>  Società consulenziale e operativa di recente costituzione ed é stato indicato nel campo dell’advertising, come… “<strong>l’attentatore culturale</strong>”: la pubblicità è sempre necessaria nei programmi delle imprese, ma oggi non più sufficiente, <strong>in quanto “monologo”</strong>, a generare una reale e misurabile comunicazione a due vie. <strong>Il suo nuovo metodo multidisciplinare è stato definito Multicreatività</strong> ed è l&#8217;applicazione, come vedremo, di quella che Marzio ha definito &#8220;<strong>Human Satisfaction</strong>&#8220;.<span id="more-888"></span></p>
<p>Abbiamo riscontrato una vicinanza negli approcci e in particolar modo <strong>nella centralità della relazione umana</strong> &#8211; tra agenzia e cliente, tra cliente e consumatori &#8211; come filo conduttore per ogni progetto di comunicazione.<br />
<strong>E la vicinanza nel pensiero è divenuta vicinanza personale con questa intervista.</strong></p>
<p><strong>Qual è lo stato di salute della pubblicità in Italia?</strong></p>
<blockquote><p>Non solo a mio avviso, pessima.<br />
Molte imprese e molti pubblicitari <strong>non si sono resi conto che la pubblicità è obsoleta</strong> e non più efficace, in quanto – monologo – mentre tantissimi indicatori e anche il buon senso dicono che il pubblico, soprattutto nelle fasce emergenti, desidera <strong>partecipare, relazionarsi con l’emittente</strong>, entrare in un rapporto di dialogo e non più subire intrusioni e ripetizioni senza contenuti, mirate esclusivamente ad attirare l’attenzione come fine e non come mezzo.
</p></blockquote>
<p><!--more--></p>
<p><strong>In tempi di crisi economica assistiamo ad una reazione abbastanza consolidata: le aziende in sofferenza tagliano i budget della comunicazione. Risposta di buon senso o scarsa lungimiranza?</strong></p>
<blockquote><p><strong>Se tagliano i budget della pubblicità che misurata non dà più risultati, fanno bene.</strong> Se invece tagliano i budget di una vera comunicazione sia interna che esterna, mirata ad accrescere il  valore dei brand e a generare relazione e loyalty,<strong> allora fanno malissimo</strong>, perché sarebbe un pò <strong>come togliere il piede dal pedale dell’acceleratore perché la macchina è in salita</strong>. Proprio perché l’economia é in salita <strong>è necessario investire anche se bisogna intendersi bene sulla differenza fra investimento produttivo e misurabile e inutile spesa.</strong></p></blockquote>
<p><strong>Quale assetto devono darsi le agenzie di comunicazione?</strong></p>
<blockquote><p>Mi fa piacere che le chiami agenzie di comunicazione e non di pubblicità. In ogni caso uno degli elementi errati si può trovare nello stesso significato etimologico della parola – Agenzia – Infatti questa vuol dire – agire per conto di – ovvero di un qualcosa che ho già in borsa e che devo vendere per fare business. Cosa ben diversa è invece porsi in ascolto delle esigenze, con vero spirito consulenziale super-partes, <strong>senza essere costretti a vendere tecniche di proprietà o di specializzazione</strong>. Le Agenzie dovranno in futuro per sopravvivere e svilupparsi, <strong>farsi definitivamente considerare fornitori e non consulenti</strong>, ponendosi al servizio dei progettisti indipendenti, ma solo quando le loro tecniche siano risposte ad esigenze precise e obiettive. Oggi le imprese non sanno più chi ascoltare dato che tutti dicono “investi tutto con me”.</p></blockquote>
<p><strong>Chi lavora in comunicazione può essere portatore di valori?</strong></p>
<blockquote><p>
Certamente si, se consideriamo il termine valore, visto dalla parte del pubblico, come una risposta positiva alla domanda – questo messaggio a cosa mi serve ? – che il pubblico stesso si pone più o meno inconsciamente, anche “grazie” alla crisi, nei confronti dei messaggi.
</p></blockquote>
<p><strong>Che ruolo gioca il web negli scenari attuali della comunicazione?</strong></p>
<blockquote><p><strong>Un ruolo determinante</strong>, dato che rappresenta un grande &#8220;medium&#8221; e in molti casi un vero e proprio  &#8220;mondo di riferimento&#8221; soprattutto per le nuove generazioni che, guarda caso, hanno nel loro dna umano e professionale, molto sviluppato l’elemento della relazione e del dialogo.</p></blockquote>
<p><strong>Il progetto su cui stai lavorando attualmente?</strong></p>
<blockquote><p>
Si chiama &#8220;<strong>Human Satisfaction</strong>&#8221; e ha come obiettivo <strong>l’estensione della ormai restrittiva  &#8220;customer satisfaction&#8221;</strong> che vede obiettivi quasi sempre a breve termine ottenibili dalle leve emozionali, senza considerare determinanti <strong>le aree della razionalità e dell’etica</strong> che sono ben radicate nella psiche e che, se soddisfatte, possono portare sviluppo duraturo ai brand. Dalla human satisfaction, deriva la  &#8220;<strong>multicreatività</strong>&#8221; ovvero il lavoro in team di un gruppo di professionisti nelle diverse aree delle discipline umanistiche oltre che di marketing e comunicazione.<br />
<strong>Il “prodotto” della multicreatività </strong>non sono soltanto i messaggi, come per la pubblicità, ma dei <strong>documenti anche molto complessi di strategia di cui oggi le imprese più attente hanno necessità</strong> e che comprendono anche i concept e i visual per la comunicazione sia interna che esterna, a integrazione di quanto un’impresa ha già in essere.<br />
Per questo preferisco non far vedere messaggi che sono soltanto una parte delle strategie, quando ci sono, dato che <strong>non è detto che sia necessario produrre messaggi per i media per ottenere sviluppo dei brand</strong>, ma invece altre soluzioni per comunicare in termini più relazionali e fidelizzanti a tutti gli stakeholder di riferimento.</p>
<p>Resto a disposizione di chi desidera aprire un dibattito o comunque chiarire uno o più elementi, mentre desidero porgere a tutti saluti cordialissimi</p></blockquote>
<p><strong><em>Un caro saluto a te, Marzio e grazie.</em></strong></p>
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