Buongiorno Massimo, ho avuto la piacevole possibilità di leggere il suo libro, complimenti è veramente un bel libro! Scritto bene, scorrevole e soprattutto la storia è interessantissima! Sono stata in dubbio se fare quello che lei chiede, cioè passarlo ad altri, perchè faccio parte di quella schiera di lettori che amano il libro anche come oggetto, ed il possederlo nella libreria è un piacere personale, è come staccarsi da qualcosa che è diventato proprio. Poi però, ho pensato che fosse giusto condividere questo piacere con altri, anche se questo comporta il “distacco”. E così, il libro, è partito per nuovi orizzonti, chissà magari un giorno tornerà da me… complimenti ancora
Massimiliano ciao,
Sono Hervè l’amico di Alessandro Campi ; ci siamo conosciuti una sera fuori dal suo bar a Comerio. Domani avrei dovuto essere presente alla serata dedicata al tuo libro che ho trovato veramente entusiasmante avvincente, profondo in alcuni passaggi ( mi permetto di usare in alcune discussioni con amici la definizione di libertà che il poliziotto dà al protagonista ) divertente (capita raramente ma mi è scappato di ridere) e coinvolgente anche se verso la fine perde un po’ di mordente forse perchè è la parte piu storica anche se almeno a me sconosciuta. Complimenti.
Ps poco tempo fa ho assistito ad un intervista di Mughini che ha scritto anche lui un libro su Trieste. Coincidenza o necessità di far conoscere al pubblico quanto successo in quella zona d’Italia?
Al prossimo tuo romanzo.
Ciao Massimiliano,
sono finalmente riuscito a leggere il tuo libro e d’impulso ti trasferisco alcune mie sensazioni.
Trovo riduttivo definrlo un noir, mi sembra invece la metastoria di un disagio al presente che vuole definire un progetto (visione di futuro) che condivido ed apprezzo.
Mi è piaciuto il tuo modo di “raccontare” ondivago tra letterarietà e quotidianità, con apprezzabilissimi spunti di riflessione (la democrazia non è un diritto,ma un faticoso impegno partecipativo, costantemente in bilico tra la certezza delle proprie verità e l’obbligo del confronto con quelle degli altri.Il problema è che lascia la libertà di non impegnarsi (i regimi autoritari obbligano alla partecipazione!!!), delegando ad altri “il pensare per te”e quindi l’impossibilità di cambiare le cose.Richiederebbe educazione, conoscenza, comprensione e quindi solo allora decisioni consapevoli……)
Bando alla chiacchere,anche se mi piacerebbe dilungarmi con te su alcuni aspetti del tuo narrare.
Complimenti ancora, ti saluto con affetto.
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