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Campagna per le regionali: ecco perché la comunicazione del PD non funziona.

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Ecco ci ci risiamo. Si riapre il balletto elettorale, con l’inevitabile e divertente corredo comunicativo. E allora sotto con slogan , visual e manifesti sei per tre.

Qualcuno conosce Friendfeed? Fa niente. Un altro socialnetwork, che personalmente preferisco a Fecobook, perché è una community non di amici, ma di pensiero e opinione.

Ecco su Friendfeed Giovanni Boccia, Docente di new media all’Università “Carlo Bo” Urbino, apre un dibattito sulle ragioni per cui la nuova comunicazione del Pd non funziona. Cioè si parte già dal fatto che non funzioni. E intervengo pur’io, in qualità di…professionista della comunicazione. Evvai.

La maggior parte di quelli che partecipano al dibattito la definiscono “poco incisiva, elitaria, inquietante, angosciante, negativa poco chiara, remissiva e angosciante, triste, priva di contenuti, confusionaria” , ma qualcuno mette in campo anche giudizi tecnici definendola “graficamente e fotograficamente brutta, sbagliata nel messaggio, fatta con word o power point…”

Bhé non vorrei essere nei panni dell’agenzia che ha prodotto siffatto scempio.
Ma io, pur suggestionato in prima battuta da cotanti unanimi giudizi, non la penso proprio così.
Il problema ancor più grave non sta nella tecnica, ma nei principi della comunicazione.
La campagna del Pd è sbagliata perché è impossibile comunicare un pensiero quando il pensiero è confuso, è impossibile comunicare un’identità, quando manca un’identità. Questo vale per un partito come per un’azienda. A voglia a fare il maieutico.
Il Pd (con la sua povera agenzia), e la sinistra in generale si confrontano da più di 15 anni con “Mister comunicazione”, chi cioè ha dettato lo stile della comunicazione mediatica e pubblicitaria in Italia, incidendo profondamente sulle rappresentazioni, i codici, il pensiero per immagini di una nazione intera.
Il confronto quindi è difficilissimo come una partita Albinoleffe vs Real Madrid.
In questi casi bisogna posizionarsi. Cioè far qualcosa di diverso, perché è velleitario provare a scimmiottare qualcosa che altri sanno fare meglio di te. C’ha provato Rutelli, quando era candidato premier qualche anno fa, a buttarla sul sex appeal. Sappiamo come è andata a finire.

Paradossalmente chi l’ha spuntata è stato proprio Romano Prodi, geneticamente e somaticamente il personaggio più diverso da Berlusconi. Prodi vinse perché aveva il suo antesignano pubblicitario in Giovanni Rana: autentico, antidivo e tortellino.

Nella campagna on-air per le regionali riscontro un tentativo di posizionamento. Nella mente dei creativi ci sarà stato un pensiero tipo:
“Usiamo gente comune al posto del protagonismo di un singolo. Puntiamo ai giovani e al loro linguaggio….con fumetti tipo twitter che poi magari la gente li riutilizza in comunicazioni virali. E poi parliamo di problemi veri, tipo disoccupazione, precariato”.

Sicuramente interessanti spunti ma c’é un altro errore madornale: se vuoi utilizzare come testiomonial persone comuni, queste persone devono essere VERE! Non modelli che facciano finta di essere veri.
Se vuoi usare lo stile socialnetwork lancia una campagna che premi le migliori twitterate come slogan multisoggetto per la campagna.
Un esempio?net_16_674_1
La ricerca fotografica di Wired secondo me è eccellente: crea curiosità anche rispetto a persone sconosciute ai più, ma la ritrattistica e lo stile le rendono assolutamente interessanti e sono un apripista al valore dei contenuti o delle storie che si portano dietro.

Vabbé allora l’headline per il PD è già fatto: “persone, storie idee che cambiano l’Italia”.
O se preferite che cambino il PD.

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  1. 11 febbraio 2010 a 12:07 | #1

    @paolorossi sono contento che ci sia l’apertura a un dibattito in merito. Che un’agenzia possa fare qualche miracolo è indubbiamente vero, ma che i miracoli nascano da un effettivo confronto lo è ancor di più. Volendo fare una semplificazione direi che creare un’immagine è un po’ come cristallizzare in un’istantanea lo stato dell’arte. Talvolta è proprio lavorare sull’immagine che produce processi comunicativi proattivi. Il lavoro fatto per la campagna di Obama è diventato un modello di studio di grandi multinazionali: Fiat ha preso 11 persone per studiarlo come caso di marketing e comunicazione. Chissà non si possa fare qualcosa…

  2. paolo rossi
    11 febbraio 2010 a 11:15 | #2

    Condivido da parlamentare pd ma, soprattutto, da cittadino. Brutta esteticamente e, in particolare, confusa ed inefficace nel messaggio oltre che nei suoi’contenuti’. Non penso però che questa negatività di comunicazione dipenda da una sorta di ‘confusione identitaria e politica’ dei democratici. So bene, per la verità, che quest’ultima purtroppo in buona parte c’è, ma ho vi ho visto, come esperti del settore, ‘produrre interventi quasi miracolosi ed efficaci ‘, anche quando il prodotto politico da veicolare era, ed uso un eufemismo, deboluccio.

  3. 10 febbraio 2010 a 11:37 | #3

    Poco comunicativa è dir poco.
    Quello che disarma è che anche a livello locale tutti i candidati pdl danno del filo da torcere ai concorrenti senza idee. Spiace vedere un paese ridotto così.

  4. 8 febbraio 2010 a 10:48 | #4

    non ricordo una campagna delle ultime che possa ritenersi valida. almeno per le elezioni, nazionali o di altro tipo che siano.
    forse la prima di veltroni, il nazional-popolare “si può fare” era abbastanza buona.
    poi tra gli anziani che spingono via il debito o che altro era, e l’immagine di questa ragazza che sinceramente mi inquieta direi che si è andati alla deriva.
    mi chiedo non solo chi sia l’agenzia, che probabilmente fa del suo meglio, ma chi sia il responsabile del brief e colei/colui che approva queste campagne.
    no, non se pò campà accussì :-(

  5. 7 febbraio 2010 a 22:58 | #5

    Bruttarella, in effetti. Passeggiando con alcuni amici, oggi pomeriggio, ci siamo imbattuti in uno di questi manifesti elettorali. L’abbiamo guardato, ci siamo guardati, perplessi. Ma se pò campà accussi?

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