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I social media offrono potere e responsabilità. Parola di Luca Conti

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Continua il viaggio tra le menti illustri del panorama della comunicazione italiana. L’appuntamento di oggi è con Luca Conti, uno dei più noti blogger italiani oltre che autore di molti libri tra cui l’ultimo dedicato a come fare marketing attraverso il social network Facebook.
Luca ha una vastissima esperienza nell’ambito della comunicazione online e dei social media, è un attento osservatore dei trend e delle nuove opportunità che il mondo digitale offre al privato, alle aziende e al no profit. In questo momento è consulente di Liquida, lavora per Il Sole 24 Ore e insegna presso alcune facoltà italiane.
Queste sue peculiarità ci permettono di affrontare un tema particolarmente caldo in questo periodo in Italia ovvero quello dell’informazione e della condivisione di contenuti dal basso, cosa che si sta dimostrando, giorno per giorno, non solo una realtà, ma una fonte informativa autorevole anche per i media tradizionali.

Luca, manca qualcosa di te nella mini presentazione qua sopra?

Lavoro anche per Vanksen, azienda con sede in Lussemburgo che attraverso la community di BuzzParadise mette in contatto blogger e aziende.

Sei particolarmente conosciuto con il nome del tuo blog più famoso, ovvero Pandemia. La domanda calza a pennello: Facebook è una pandemia sociale ?

Lo è, considerando che in Italia abbiamo da tempo superato 10 milioni di utenti attivi e nel mondo i “contagiati” sono oltre 300 milioni. Non credo esista un simile fenomeno web nella storia che si possa comparare a Facebook oggi.

Sul tuo blog è comparso un post inerente la diffusione dei social media nel mondo. Al di là dei numeri, quale novità ti ha colpito di più e perchè?

Mi ha impressionato la quantità di persone che si incontra oggi online, si frequenta ed arriva a sposarsi. Segno di come Internet sia ormai diventato parte integrante della quotidianità della gestione delle relazioni personali.

Rania di Giordania twitta regolarmente. SayNow ti permette di ascoltare dei tweets vocali anche di personaggi famosi. Ogni giorno nascono social network sui più diversi argomenti e si sviluppano piattaforme per costruirsi da soli il proprio social… e poi? Cosa pensi succeda ora e cosa ti auguri succeda e perchè?

Il prossimo passo, probabilmente, sarà l’integrazione dei social network con la mobilità e soprattutto i servizi legati alla nostra posizione sul territorio. Oggi possiamo vedere quando un nostro amico è online e attivare, per esempio, una chat. Domani, ma già oggi con alcuni servizi avanzati ancora poco utilizzati, potrò vedere chi dei miei amici è vicino a me e incontrarlo di persona.

Tanta diffusione e tanti registrati sui social network, Facebook in primis, significano tramutare i social in un target particolarmente appetibile per le donne e gli uomini di marketing. Ma i social network non sono come gli altri mezzi di comunicazione di massa, anche se si indicano con la parola Social Media.
Quali sono le peculiarità di questi mezzi rispetto ai media “tradizionali”?

Sono media personali, usati per scambiare messaggi tra persone. Il marketing può entrare in questa relazione, non come una interruzioni pubblicitaria, ma come un servizio di supporto e di contenuto, che offre un valore. Se c’è valore, il consumatore non è annoiato e può accettare il messaggio di una azienda. Il segreto è tutto qua, anche se non è affatto banale tradurlo operativamente.

Bene. Siamo un’azienda che si rivolge a te come consulente e ti chiede di voler intraprendere una strategia di comunicazione attraverso Facebook. Con quale atteggiamento l’azienda si dovrebbe presentare a te, ovvero quale è l’approccio giusto verso Facebook o il mondo della comunicazione “sociale”?

Essere consapevoli che gli strumenti spesso sono gratuiti, ma richiedono investimenti in termini di tempo e di energia. Più in generale l’azienda deve essere convinta che perdere un pò il controllo del suo messaggio può giovare alla comunicazione in questi spazi. Si rischia, si sbaglia, si impara. Non ci sono altre scorciatoie.


Puoi darci qualche case history di aziende che hanno capito come usare i social media e spiegarci il perchè?

Ne cito solo uno, emblematico. Kodak è una azienda che, con l’avvento del digitale, ha rischiato l’estinzione, pur avendo inventato la fotografia digitale negli anni ’70. Grazie anche ai social media si è reinventata e oggi beneficia molto di blog, Facebook e Twitter per raccontare questa rivoluzione. Il capo del marketing di Kodak ha un account su Twitter, discute con i blogger, partecipa alle conversazioni e impara insieme al suo team. Un esempio da seguire. Sul sito di Kodak c’è anche un volumetto in PDf con qualche consiglio sull’uso dei social media, dall’esperienza dell’azienda.

Dato che scrivi sul Sole 24 ore e che ti occupi di informazione, diciamo, non convenzionale: pensi che l’Italia sia ancora un Paese in cui c’è libertà di stampa ?

Secondo me c’è. Potremmo ambire a maggiore libertà, da paese sviluppato quale siamo, ma non mi lamenterei troppo. Il problema sta nell’autocensura di molti giornalisti, purtroppo, e in un lettore pigro e disattento. Tra tv, Internet, radio e giornali credo il pluralismo esista eccome.

Se ti dico: hanno approvato un legge che tappa la bocca ai blogger, oltre a pensare di essere in Corea del Nord, cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente che qualsiasi legge venga approvata, su queste basi sarà inapplicabile e quindi inoffensiva. Il nostro tessuto democratico ha comunque anticorpi sufficienti a contrastare spinte simili. Combatterei l’ignoranza piuttosto, del legislatore, del lettore e anche del navigatore italiano.

Liquida (per la quale sappiamo lavori), BlogMagazine, Google Flip, Technorati… sono alcuni nomi di servizi web per sfogliare l’informazione – prodotta dal basso o da editori conosciuti – in maniera diversa e creando percorsi personali di fruizione- L’editoria italiana si è però arrabbiata, con Google per ora, perchè il loro lavoro perde di valore mentre Google ottiene carrettate di pubblicità e visibilità per le sue AdSense. A tuo parere cosa accadrà da adesso in poi all’informazione? Come le persone la fruiranno?

Ci sarà un ribilanciamento, con meno potere della carta, a vantaggio del web, ma rischia di diventare una guerra tra poveri se non si argina la tv, che in questa crisi ha aumentato il suo potere pubblicitario, paradossalmente. La tv manterrà il suo dominio in Italia, anche per le news, e non vedo cambiamenti epocali in arrivo purtroppo, cosa ben diversa da cosa sta succedendo in Usa e in parte dell’Europa.


Sappiamo che sei “verde” e non di rabbia. Ambiente e social media, piuttosto che “Causes” in senso lato e social media. Possono essere un binomio vincente?

Lo penso da tempi non sospetti. I media dal basso offrono grandi poteri e grandi responsabilità a chi fa informazione alternativa e propone modelli di sviluppo diversi. Oggi certi messaggi circolano di più perché le persone hanno megafoni più potenti per comunicare. Non sono al livello dei giornali e della tv, ma stanno crescendo e sono fiducioso che continueranno a crescere, se ben usati, anche nei prossimi anni.

Come possono usare i social media, o Facebook in particolare, le realtà no profit e riuscire a stare al passo con realtà che hanno molti più soldi?

Con la creatività e soprattutto offrendo profonde motivazioni ai propri membri per diventare, ognuno nel piccolo della propria rete sociale, una voce della realtà no profit. Se vogliamo diffondere un messaggio sociale, oggi non dobbiamo più telefonare o parlare di persona a chi vogliamo raggiungere, ma con i social media e i social network parliamo ad una rete estesa che arriva fino a tutti i navigatori, attraverso i motori di ricerca. Esserne consapevoli, dare più importanza alle conversazioni ricche di contenuto, è il primo passo per invertire la tendenza e dare più peso alle reali notizie.

Grazie Luca e a presto!

Grazie a voi :-)

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