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Quando la rete abbatte le distanze

La Regina Rania su Twitter

La Regina Rania su Twitter

A Ferragosto è comparso su Repubblica, e su larga parte della blogosfera, un articolo inerente l’utilizzo di Twitter da parte della Regina Rania di Giordania.
Incuriosito sono andato a verificare l’esistenza dell’account e la tipologia dei post, per comprendere se effettivamente è l’esponente della casa reale giordana ad aggiornare la propria timeline oppure se, come nel caso di altri personaggi pubblici, non ci sia alle spalle un ufficio stampa o un “social-aiutante“.

La tipologia di post mi fa pensare che sia lei a scrivere e spontaneamente ho deciso di aggregarmi agli altri 639.379 persone che aggregano i post di Rania (a Ferragosto erano 30mila in meno). L’effetto che mi ha fatto, a prescindere dal contenuto che decide di condividere, è un senso di abbattimento delle distanze. Distanze non solo in termini di spazio, ma distanze in termini di relazioni.

Certo non ci conosceremo mai, lei non mi seguirà mai, ne deciderà di fare un @l_alberto per un reply a un mio eventuale messaggio a lei diretto.

L’abbattimento delle distanze ha però creato una vicinanza in termini umani. Anche la Regina Rania è una persona, unica come le altre, con le proprie peculiarità, responsabilità e vita. Una persona, tuttavia, che ha deciso di condividere con gli altri i suoi pensieri e i suoi updates, con il risultato che ciò che traspare non è più il suo ruolo, la sua regalità, ma proprio la sua umanità e il suo agire. Qualunque questo sia.

Questo è il potere della rete. Mette a nudo il brand che ciascuno di noi ha addosso. Rania è Rania prima di essere Regina. Bello o brutto, apprezzato o meno, quanto portiamo con noi viene messo in mostra senza i lustrini e le immagini che ci alleghiamo, proprio perchè traspare il nostro reale pensiero, emerge ciò che si è.

La comunicazione a una via, realizzata affinchè le persone potessero identificarsi con un immaginario costruito attorno al marchio o al prodotto, cessa di esistere nell’atto in cui diventa dialogo e conversazione, in cui è possibile intravedere oltre la patina delle immagini o delle pagine e giungere nel profondo, alla persona, al singolo. A ciò che la persona, il prodotto, il servizio è.

Qualche tempo fa ho conosciuto una persona che si occupa di responsabilità sociale d’impresa. Mi disse che per lui la responsabilità sociale consiste nel “fare ciò che si è, dire ciò che si fa“. La rete incarna perfettamente questo dover essere responsabili. Chi si affaccia in rete e desidera sfruttare la relazione per costruire il proprio successo non può che essere responsabile.

E’ un immensa opportunità. Perchè non c’è come dialogare con le persone per conoscerle e quindi dare e ricevere un arricchimento. In termini umani, ma anche in termini commerciali/economici. Chiunque sia già interessato a un prodotto o un servizio, dialogando potrà superare le proprie barriere e quindi passare alla fase di acquisto.

Tuttavia la comunicazione di relazione, il marketing relazionale, è anche frutto di un percorso di consapevolezza della comunicazione, di una predisposizione a dare per ricevere e, non più e non solo, di lanciare un amo e attendere la pesca.

Se ne parla molto e le aziende che desiderano comunicare in questa maniera occorre che entrino nell’ottica del “dare tutti i giorni”, attendendo le risposte.
Il web marketing costruito attraverso i social media non è un’azione, è un processo che va seguito tutti i giorni, frutto di una strategia e di una preparazione interna che non è improvvisabile, ma colta nei suoi aspetti più profondi.

Non aprite un account twitter se non sapete cosa dire. Non aprite una pagina su Facebook se non avete idea di come tenerla viva e coinvolgere i vostri “amici”. Piuttosto fatevi aiutare a comprendere la bellezza e la fascinosa difficoltà di questa azione.

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