Politica 2.0, un’iniziativa del PD

politica 2.0
Le tradizioni sono importanti, ci fanno ricordare da dove veniamo e ci radicano. La cosa appare quantomai necessaria per il Partito Democratico che in questi mesi ha ricevuto notevoli mazzate proprio sulla propria identità, sulla propria (op)posizione su tematiche etiche e non, sui litigi che caratterizzano le diverse correnti di pensieri che coabitano nel partito.
Il recupero quindi di un certo senso di appartenenza appare necessario e credo vada in questo senso, anche se con un taglio innovativo e al passo dei tempi, l’organizzazione di Frattocchie 2.0 ovvero una 3 giorni di formazione che, come recita il titolo, avrà totalmente a che fare con la comunicazione digitale e con i nuovi media.
Frattocchie, in realtà, è una frazione del comune di Marino a 20 km da Roma, situato sull’Appia Antica e in epoca romana, corrispondeva all’antica cittadina di Bovillae. E’ stato famoso negli anni perchè, fino al 1991, il fu Partito Comunista organizzava la scuola per i suoi dirigenti.
La versione 2.0, che recupera – senza nostalgia come ci tengono a sottolineare gli organizzatori – il nome del paese e anche il senso della formazione per i futuri dirigenti, si terrà a Pesaro dal 4 al 6 settembre, e si pone come momento di formazione allargato che sappia trattare i temi dell’internet e di come questo mezzo democratico e sociale sia un elemento fondamentale verso una politica e una democrazia realmente partecipata.
Si tratteranno diversi argomenti, dalla mobilitazione attraverso la rete, ai social network, ai linguaggi dei nuovi media e interverranno esponenti del partito, ma anche volti noti della blogopalla italiana, come Luca De Biase e Antonio Sofi. La giornata di domenica 6 sarà proprio dedicata ai blogger che racconteranno la propria esperienza e che daranno consigli su come muoversi al meglio in rete.
Il momento formativo, accompagnato anche da un pomeriggio di workshop sulle diverse tematiche del marketing e della comunicazione on-line, risponde a due necessità: riuscire a far giungere a più persone possibili la conoscenza della rete e delle sue potenzialità, affinchè possa allargarsi un uso consapevole della stessa e, ovviamente, comprendere al meglio come l’internet sia uno strumento di attivazione politica continuativo, attraverso il quale dialogare intensamente con la base, con i cittadini.
La sfida è doppiamente importante: scomodiamo ancora Obama e la sua campagna elettorale per ricordare quanto è stato importante il mezzo digitale per l’attivazione e il coinvolgimento degli elettori, nonchè per la raccolta fondi (oltre 6 milioni di dollari), ma, soprattutto, la questione che si pone è relazionale e occorre, come spesso consigliamo alle aziende con cui lavoriamo, essere pronti.
La rete permette il dialogo, anzi è lo strumento del dialogo e della comunicazione a due vie, della conversazione. L’ambito politico, percepito sempre più come elitario, distaccato dalla realtà del Paese, la casta per dirla come una parola sola, è quindi messo alla prova: dotarsi di strumenti e di strategie di comunicazione che aprono al contatto diretto con le persone prevede di mettersi non più nell’ottica della comunicazione, ma della conversazione e, come tale, di ascoltare e replicare, saper rispondere alle domande e essere disponibili a critiche e suggerimenti.
Sapendo di essere controllati, seguiti, osservati, pungolati e…premiati.
Il mio auspicio è che realmente la politica e i suoi dirigenti, anche grazie alla rete, possano far convergere la propria azione sul dialogo e che quindi trasformino la propria azione in politica democratica e partecipativa. Se questo è un passo in quella direzione, ben venga. Anche se 100 posti disponibili sono realmente pochi.


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