PERCHE’ NON SAPPIAMO FARE SPOT SOCIALI?
Gli spot sociali in Italia sono molto spesso retorici, quasi sempre brutti, non di rado tutte e due le cose insieme.
Altrove, come nell’ esempio di pubblicità sociale australiana per la prevenzione degli incidenti, le cose vanno un po’ diversamente.
Che dire? E’ forte, violento, retorico… Ma non lascia indifferenti.
Ci sono forse un paio di scivoloni (l’anima che si stacca dal corpo, il bambino che chiama la mamma…) e si può discutere la stategia del pugno nello stomaco, ma l’impatto emotivo è indiscutibile, così come la padronanza dei mezzi espressivi. E’ retorico in senso etrimologico, costruito secondo regole acquisite del discorso persuasivo.
In Italia, sullo stesso tema, i messaggi vorrebbero essere analoghi, ma il linguaggio resta amatoriale, i mezzi e gli investimenti evidentemente modesti.
Questo è un esempio italiano:
E’ uno dei tre spot commissionati dall’Ufficio di Sicurezza Stradale della Provincia di Treviso e trasmessi nelle emittenti locali.
E questo un altro, realizzato da ACI in collaborazione con Mediaset.
Qui, a differenza dello spot della Provincia di Treviso, i mezzi ci sono, ma la retorica è debole, la costruzione poco convincente e il call to action “Pensaci” quantomeno naif.

All’estero hanno un approccio molto diverso rispetto a quello nostro italiano. Ma quello che mi rende perplessa è: quegli spot vanno in onda in fascia protetta? Se la risposta è no, credo che se fossi un bambino avrei gli incubi per mesi dopo aver visto uno spot come quello austriaco. Anche da adulta, comunque, non mi piace la pubblicità che mostra immagini scioccanti per convincermi a fare o non fare qualcosa.
Non so se vi è capitato di vedere l’orrendo spot di promozione alla lettura prodotto dal Ministero dei Beni Culturali:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Multimedia/dettaglio.asp?d=47623
Vedendo i video postati da Hendrick, non posso fare a meno di pensare che la pubblicità che suggerisce emozioni in chiave italiana rimane sempre quella del filone “Barilla”, anche se in chiave “noir”… per quanto degne di nota e indubbiamente meglio della soluzione di Treviso, il gap è lo stesso che si trova tra uno spot barilla e uno delle compagnie di telecomunicazione straniere. Saremo solo esterofili?
@Hendrick
Credo che ne siano stati ricavati una serie in forma breve, tra cui un filone “se vai forte ce l’hai piccolo” (a partire dal finale della versione lunga).
Il punto probabilmente è che in Italia la committenza pubblica o non investe, o investe malamente.
La serie di Telefono Azzurro non l’avevo mai vista, ma in effetti sono tre buoni lavori (il terzo, quello con la manona, meno).
Bè, è uno spot che ha vinto 8 premi a Cannes.
Eccolo qua nella forma breve: http://www.youtube.com/watch?v=bZ2EKswyTao
In generale in Italia dal sociale nessuno guadagna un gran che, quindi nessuno ci investe energie (nè creative, nè produttive). Aggiungiamo la paura dei clienti a osare un pò di più rispetto al solito approccio trito e ritrito . Invece, data la nobiltà delle tematiche, si potrebbero fare ottimi lavori.
Esistono però delle eccezioni italiane, magari meno forti di quello che fanno all’estero, ma meglio della provincia di Treviso:
- http://www.youtube.com/watch?v=x1Sb7YX-X3s (prod. DIAVIVA)
- http://www.youtube.com/watch?v=3jIxY08TtCk (prod. DIAVIVA)
- http://www.youtube.com/watch?v=E_gtv7umCXk (prod. DIAVIVA)
Certo, all’estero fanno questo:
- http://www.youtube.com/watch?v=-T4_dDj_yiU
- http://www.youtube.com/watch?v=CWUtywfwsMw
- http://www.youtube.com/watch?v=Sm5UyrEqGhQ
- http://www.youtube.com/watch?v=QHOaJSXr9HI
- http://www.youtube.com/watch?v=KYIoA_kXLxY
- http://www.youtube.com/watch?v=yY7VmNv6ud8
Il “fear arousing appeal” è una tecnica piuttosto usata, specie negli anni scorsi, che sfrutta le note basse della paura per far passare messaggi di attenzione.
ho l’impressione che possa essere funzionale sulle persone già attente ad alcune tematiche e che possa fungere da veicolo di ulteriore fuga e distanziamento per chi, invece, non vuole sapere ciò che in realtà sa già.
credo che un esempio classico, ma funzionale a quanto dico, sia quello dei tabacchi e, in tono decisamente minore, quello degli alcolici.
tutti sappiamo che “il fumo uccide”, ma solo chi ha maturato una certa consapevolezza di sè e delle proprie dipendenze vive la minaccia come tale. ancor meno efficace, a mio modo di vedere, la scritta o il messaggio “bevi xxx responsabilmente”. tutti sappiamo che l’alcool in dosi eccessive è molto pericoloso, ma è ancora la minaccia della patente e della multa a essere il miglior deterrente per il guidatore alticcio.
in sostanza sono gli aspetti materiali a essere ancora quelli più efficaci. per gli altri “smetto quando voglio” e “io i botti in macchina mica li faccio”