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Facebook, abbiamo ri-scoperto un’ottima acqua calda.

passaparola

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In questi ultimi mesi si è parlato molto di Facebook per la crescita degli iscritti, il numero di applicazioni utilizzabili, gli studi sul caso e anche per le querelle politico, sociologiche, filosofiche di chi ha esaltato o demonizzato il popolare social network.

I dati sono chiari. L’italia ha superato i 20 milioni di utenti attivi e più della metà hanno un profilo su Facebook. Questo rende il social network non più un caso eclatante, ma una grande opportunità per chi desidera costruire in maniera convenzionale delle nuove relazioni. Uso appositamente il termine convenzionale perchè ritengo che la modalità vista fino ad oggi di comunicare sia stata decisamente non convenzionale.

Creare relazioni, ascoltare, impegnarsi in un rapporto di lunga durata fatta di dialogo e condivisione. Queste sono le parole magiche della comunicazione 2.0, ma a me sembrano semplicemente l’acqua calda. Cioè ci stiamo rendendo conto che condividere con semplicità e trasparenza ciò che si fa, cercare di coinvolgere tutti i soggetti interessati, sfruttare il passaparola e impegnarsi perchè chi ci sta vicino abbia il meglio, è la via migliore per creare relazioni efficaci e per la mutua soddisfazione.
Ma va? :-)

Bhe Facebook, i social network e la rete in senso lato stanno interrompendo, in maniera proporzionale alla loro scala di diffusione e consapevolezza d’uso, ciò che le enclosures hanno cominciato giusto qualche annetto fa. Cioè creano una sintesi tra gli attori di un processo rispetto alle divisioni e divaricazioni iniziate in quel momento. Potenzialmente riportano ad un unico luogo, virtuale, ma potrebbe anche essere fisico, il dialogo tra i soggetti interessati a… qualsiasi cosa e li mettono in relazione. Creando così valore.
Attraverso la rete è possibile così creare nodi di interesse, microclimi in cui solo gli interessati e gli interessabili interagiscono, creando tanti poli di attrazione quanti sono gli argomenti in gioco.

Come si fa? Dimenticando il marketing e la pubblicità per come la conosciamo e riposizionandoci nell’ottica dell’amico e non del bersaglio. Chiunque sia il destinatario dei nostri messaggi, va considerato come un soggetto dotato di sensibilità e intelligenza e non di un bersaglio da colpire “un tanto al mucchio”. Ciò significa impostare un dialogo tra pari, scegliere di sapere cosa le persone pensano di noi, aprirsi anche alle critiche. In sostanza mettersi in gioco in maniera diversa, ma assolutamente convenzionale. Perchè ciò che ho scritto è quanto ognuno di noi fa ogni giorno quando parla con gli amici, il capo, la fidanzata, i colleghi.
Dimenticarsi di una comunicazione massiva e aprirsi al dialogo significa anche dimenticare i parametri di valutazione canonici. Il ROI, nella comunicazione attraverso i social network, si misura in termini di coinvolgimento, di voglia di condividere, di passaparola. Per questo motivo i tempi che danno misura al successo si allungano, ma la soddisfazione anche. Come la coda.

Aggiungo: Facebook è pianificabile come fosse un giornale, ma non è che serva molto. Ottima notizia. Meno lo pianifichi, meno ti costa. C’è qualcosa di meglio di uno strumento dalle grandi potenzialità e con un basso costo, giusto in un momento di crisi?
Per orientarsi tra le opportunità offerte da Facebook e dai social network in generale, oltre a rivolgersi ai professionisti, sta uscendo il libro d Luca Conti, è pronta la Bibbia e in rete si trovano molte presentazioni.

E se vuoi condividere la fatica, sai cosa fare.

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Author: Alberto Marzetta Categories: Pensato Tags: ,
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