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LA SFIDA FORMATIVA DEL WEB 2.0


Curiosità, approccio antropologico, sperimentazione, esperienze condivise.

Bisogna smetterla di avere una posizione difensiva e di resistenza di fronte a ciò che ha grande potenzialità di evoluzione, crescita…Sarà sempre perdente.
Si ha paura di ciò che non si conosce, e ci si difende magari con proclami e condanne: chi con argomentazioni acculturate e “psicosociologismi”, chi con semplici luoghi comuni.
Quel che penso è che la tendenza al sensazionalismo della stampa, gli atteggiamenti di qualche parruccone, insegnante o psicoterapeuta mediatico di turno siano il sintomo di un timore dell’avanzata imponente e ineluttabile della rete, della nuova intelligenza connettiva, e che si utilizzino pertanto le ultime armi a disposizione per mantenere il proprio status di autorità.
Ma non funziona così…
L’atteggiamento deve essere un altro: curiosità, approccio antropologico, sperimentazione, esperienze condivise.

Così Luca Conti

“Facebook ha di suo l’ essere generalista e omnicomprensivo, quasi un microcosmo nella rete, dal quale controllare e gesitre le proprie relazioni, con messaggi, chat e condivisione di link, eventi o la partecipazione a gruppi con interessi comuni. Il rischio, soprattutto in una prima fase, è di farsi inglobare e pensare che Facebook sia Internet. Non è così. Come ogni strumento, va usato con il giusto equilibrio: possono nascere opportunità professionali inaspettate o idee frutto della condivisione. Basta solo un po’ di sale in zucca.”

E spingendosi ben al di là del giusto richiamo a “equilibrio e sale in zucca” Robin Good centra il cuore della questione che è eminenetemente culturale, pedagogica.

Il paradosso del Web 2.0?
E’ il paradosso vivente di una società che mentre apprende ed applica le nuove regole fondamentali del comportamento e della comunicazione grazie alla rapida crescita di Internet in molti settori del business, fallisce ancora nell’avere una sufficiente maturità morale capace di rendere concrete queste nuove scoperte nel mondo dell’educazione e dell’apprendimento.

DALL’ON-LINE ALL’OFF-LINE ANDATA E RITORNO: UN CIRCOLO VIRTUOSO.
E’ inutile e dannoso contrapporre l’on-line all’off-line. Sono due esperienze complementari, l’una porta benefici e arricchimento all’altra.

Il mio modello educativo e di comunicazione si polarizza fortemente tra ciò che estremamente reale (penso al teatro) e ciò che è estremamente virtuale.
In comunicazione le esperienze più recenti e più interessanti sono i flash mob: appuntamenti ed eventi che nascono on-line e che hanno poi un teatralizzazione in piazze e luoghi reali e che infine vengono ripresi e amplificati on-line.
Anche qui la scommessa è quella di saper integrare media, modelli ed esperienze e non di candidarne uno a svantaggio di altri.

IL LABORATORIO: A SCUOLA DI ERRORI ALTRO CHE PAPERISSIMA.
Trovo che il metodo laboratoriale rimanga uno degli approcci formativi più affascinanti e proficui: giovani ed adulti fanno un’esperienza insieme, insieme sperimentano, provano e scoprono orizzonti di senso. E ognuno porta le proprie competenze, le proprie elaborazioni.
Fondamentale è l’errore, meglio trasfomare gli errori in pensiero. Ciò che insegnato non è la strada pefetta, ma bisogna apprendere sono i modelli per superare gli errori.
Nel laboratorio si diventa attori e protagonisti della conoscenza perché la conoscenza viene
co-costruita.
Nel laboratorio esiste la possibilità espressiva originale di ogni persona, una diversa dall’altra, ognuno con un suo specifico e ognuno con potenzialità proprie. Ed ognuno diventa risorsa per l’altro.
Il web con le attualissime implemetazioni di social networking, di condivisione del sapere ha nel proprio dna questo potenziale, che esalta il contributo del singolo rigenerandolo e potenziandolo con la condivisione e la creazione di comunità.

CAMBIANO LE FORME DI COMUNICAZIONE, MA I BISOGNI RIMANGONI GLI STESSI
Nei mutamenti repentini, che portano potenzialità quanto insidie non va perso di vista che i bisogni dei ragazzi rimangono immutati: bisogno di relazione, di ascolto, di protagonismo, di attenzione ai propri vissuti e alle propie emozioni.
Se gli adulti sono attenti a questi aspetti e giocano la propria autorevolezza rimarranno sempre un punto di riferimento per i più giovani.
Gli adulti debbono rimanere, in particolare per gli adolescenti, soggetti da sfidare, sorpassare, attraverso provocazioni e giochi di forza. Non dobbiamo sottrarci a questa sfida né arretrando in posizioni difensiviste né avanzando sino a con-fondersi con i ragazzi.
Anzi l’adulto deve sempre rilanciare una sfida più ardita e complessa, imparando a governare codici e media dei ragazzi. Alla fine si genererà un’alleanza sostanziale.

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