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Nome: Gianluca Gibilaro
Nickname: FB_1349355404
Membro da: 2009-05-06 15:42:15
Website URL: http://www.facebook.com/profile.php?id=1349355404
Chi sono: Bravissimo nel punteggiare e nella copia dal vero fin dall'età di tre anni, l'amore per l'arte e la creatività ha caratterizzato la mia adolescenza. Laureato in Storia e critica del cinema all'Università di Pavia, ho collaborato come critico cinematografico con riviste e siti web e frequentato per dieci anni, con grande assiduità, festival e rassegne di cinema qua e là per l'Italia e il mondo. Oggi sono direttore artistico (mandiamoli in pensione) del festival di cortometraggi Cortisonici e curo la programmazione di alcune rassegne cinematografiche. Ma soprattutto mi occupo di comunicazione sociale, di comunicazione d'impresa e di produzione audiovisiva.
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Campagna per le regionali: ecco perché la comunicazione del PD non funziona.
febbraio 7th, 2010 at 22:58Bruttarella, in effetti. Passeggiando con alcuni amici, oggi pomeriggio, ci siamo imbattuti in uno di questi manifesti elettorali. L’abbiamo guardato, ci siamo guardati, perplessi. Ma se pò campà accussi?
IL FUTURO E' FINITO.
ottobre 21st, 2009 at 15:59A differenza della generazione dei nostri genitori o dei nostri nonni, è fuori di dubbio che noi fatichiamo a dare forma a un’idea condivisa di futuro: a partire dal dopoguerra, che si trattasse di utopie o di distopie, date come 1984, 1999, 2001 facevano immediatamente scattare la fantasia, facevano immaginare viaggi spaziali, nuove forme di civiltà e di controllo sociale, palingenesi metafisiche. Oggi dire 2050 non fa scattare nessuna fantasia, non muove nessuna emozione: forse ognuno ha il futuro che si merita, e l’unica data che ci dice qualcosa, oggi, è quella della prossima – presunta – fine del mondo.
DEDICATO A CHI VINCERA' IL POSTO DI LAVORO TIGROS.
ottobre 11th, 2009 at 15:37In partenza ho giudicato quella di Tigros un’operazione molto discutibile, che avrebbe potuto avere – come in effetti è stato – un buon riscontro in termini di “riprese”, che sarebbe cioè riuscita a “far parlare”.
Mi piacerebbe avere altri dati, se sono stati raccolti: che riscontro c’è stato sulla clientela? Sono stati acquisiti nuovi clienti? Ma, soprattutto, è cambiata la percezione del marchio? E come?
Da ultimo, incuriosisce anche me la sorte dei “miracolati”: chi ha grattato il tagliando vincente? Lo zio? La mamma? La nonna? A chi è andato il posto di lavoro? A quel ragazzo tanto perbene che tanto ha studiato e tanto è stato sfortunato? A quella signora espulsa dal mondo del lavoro per via della maternità, che non è mai riuscita – finora – a rientrarci? A quello scapestrato che magari è la volta buona che mette la testa a posto, molla la chitarra e si mette in riga?
E ancora: com’è arrivare il primo giorno in mezzo ai colleghi da “fortunato vincitore di un posto di lavoro”? Come si viene accolti?
Materiale per un documentario ce ne sarebbe…
PERCHE' NON SAPPIAMO FARE SPOT SOCIALI?
luglio 15th, 2009 at 23:51@Hendrick
Credo che ne siano stati ricavati una serie in forma breve, tra cui un filone “se vai forte ce l’hai piccolo” (a partire dal finale della versione lunga).
Il punto probabilmente è che in Italia la committenza pubblica o non investe, o investe malamente.
La serie di Telefono Azzurro non l’avevo mai vista, ma in effetti sono tre buoni lavori (il terzo, quello con la manona, meno).
the dreamer
luglio 15th, 2009 at 17:29Se sia più nobile coltivare la propria arte in splendida solitudine e in povertà, o mettere la propria visione (le proprie visioni) al servizio (anche) di un marchio…
Qui di visioni ce ne sono, eccome. Che sia indifferente esprimerle in uno spot o in un cortometraggio, non so. Nel caso di questo spot, tutto sommato, mi sembra che tra l’artista che “vende” il suo talento a un marchio e il marchio che mette a disposizione mezzi per produrre e diffondere, forse si va in pari…